“Se i grandi fotografi postassero sui forum..”

Riprendo in parte il discorso iniziato nel mio ultimo post, riguardo alla bellezza delle fotografie e al loro contenuto.. e mi chiedo.. cosa sarebbe successo ai grandi fotografi del passato (ma anche del presente) se avessero postato sui forum?? Come sarebbero state accolte le loro fotografie?? Sicuramente potremmo mettere questa discussione sul ridere, ma in realtà secondo me c’è molto più da piangere.. Mi immagino già commenti distruttivi a foto semplicemente non capite.. in fondo per apprezzare certe immagini serve cultura, ma ahimè di cultura ce n’è gran poca.. sia sui forum, sia tra gran parte dei fotoamatori italiani.. e allora mi chiedo, quanto i forum, i social network e le relative critiche che si ricevono in questi luoghi possono davvero far crescere una persona in termini fotografici??

Cartier - Bresson - Magnum Photos

© Henri Cartier-Bresson, Magnum Photos

Non vorrei sembrarvi altezzoso con questo post.. non sto dicendo che le critiche che si ricevono in questi luoghi siano completamente inutili.. sto solo sottolineando il fatto che molto spesso sappiamo poco o nulla di chi ci sta muovendo una critica.. le riceviamo solamente da un Nome e Cognome qualsiasi nel migliore dei casi, nel peggiore da un nickname.. Ogni tanto capita che possiamo osservare a nostra volta qualche immagine di chi ci critica, facendoci un’idea migliore del peso da dare alla critica, altre volte non ci è concesso nemmeno questo.. e allora come fare ad avere un giudizio sul nostro lavoro?? Difficile, molto difficile..

Personalmente la cosa peggiore che può capitare è che, per andare in contro a commenti positivi, si modifichi il proprio stile personale solo in cerca di approvazione.. senza una reale ricerca personale che porti a qualcosa di nostro.. D’altro canto, senza aver la possibilità di aver visibilità, è dura riuscire a sgomitare tra le migliaia di immagini di vari Nome e Cognome Photographer..

La soluzione?? Non la so.. davvero non la so.. ma penso sia una cosa sulla quale valga la pena riflettere un attimo..

E voi, cosa ne pensate??

“Le fotografie son come le donne”

Ci sono periodi in cui si scatta di più e altri in cui si scatta di meno.. non sempre si riesce a capire il motivo per cui non si riesca a essere costanti.. a volte si scatta meno per mancanza di ispirazione.. a volte si scatta di più perché siamo influenzati da qualche evento particolare.. ci sta, è fisiologico.. in fondo non ce lo dice mica il medico che dobbiamo fare una foto al giorno prima o dopo i pasti..

Nel mio caso ultimamente sto scattando meno per due motivi.. il primo è il tempo.. infatti è finita la pacchia universitaria e il lavoro non mi permette di dedicare alla fotografia il tempo che vorrei.. il secondo è che sto cambiando completamente il modo di concepire la fotografia..

Mentre il primo motivo, se vogliamo, è un po’ una scusa.. perché, diciamocelo, se uno vuole il tempo lo trova.. il secondo è un motivo reale, sul quale voglio scrivere qualche parola..

Al giorno d’oggi siamo letteralmente bombardati da migliaia di immagini in qualsiasi contesto.. pubblicità, magazine, televisione, etc etc.. immagini perfette, studiate, sterili.. parallelamente i social network ci portano agli occhi altrettante immagini che cercano di scimmiottare quelle di cui sopra.. ovviamente con risultati non all’altezza.. (e, senza problemi, ammetto che anche io ho dato il mio modesto contributo a questa seconda categoria di immagini..) questo della condivisione, è qualcosa figlio dell’era in cui viviamo.. la fotografia digitale sembra fatta apposta per essere condivisa.. e, mentre al tempo della pellicola, ognuno si teneva le foto per se, oggi invece tutti si sentono in dovere di condividerle (me compreso..).. purtroppo non è colpa di nessuno.. è l’effetto di come sia il mondo oggi..

Capite che, con questa necessità di condividere, uno si senta quasi obbligato a produrre immagini (uso volutamente il termine produrre in quanto questo fenomeno ricorda molto un boom produttivo).. peccato che la quantità non vada tanto d’accordo con la qualità.. ed è qui che entra in ballo il titolo..

“Le fotografie son come le donne”

Questa massima mi è uscita l’altro giorno sotto la doccia riflettendo sul senso della vita..  (beh si, c’è chi sotto la doccia canta, chi legge le etichette degli shampoo e chi, come me,  pensa.. :) ).. già, ma perché proprio le donne?

Semplice.. pensiamo a una ragazza giovane, attraente, che rispecchia gli standard imposti dalla società odierna.. insomma, la tipica ragazza che piace a livello estetico, ma poi si rivela vuota dentro.. la ragazza da una notte e via.. ora pensiamo a una ragazza carina, non altrettanto bella, ma con un contenuto oltre all’estetica.. la ragazza con la quale passare il resto della propria vita.. ecco, le fotografie sono esattamente così.. ci sono quelle belle ma legate solamente alle mode del momento, a uno standard, volubili nel tempo e quelle che durano una vita.. quelle di cui ci si innamora.. quelle che non invecchiano, ma diventano più interessanti.. grazie al fatto che l’estetica è sostenuta dal contenuto..

Ecco.. penso che noi tutti oggi dobbiamo fare un esame di coscienza ogni volta che scattiamo una fotografia e chiederci se sia solo una foto bella, ma vuota e quindi da tenere per noi, oppure una foto che valga la pena di condividere con gli altri, con un estetica e un contenuto che potrà durare per anni.. ecco io d’ora in poi spero di riuscire a essere molto più critico con me stesso.. insomma

io speriamo che me la cavo…

Elliot Erwitt

© Elliot Erwitt

Tutorial fai da te: come pulire il sensore digitale

Tutti coloro che usano corpi digitali sanno che prima o poi il sensore va pulito.. infatti, metti e togli gli obiettivi, è inevitabile che qualche granello di polvere vi si depositi sopra, comparendo inesorabilmente nelle vostre immagini sotto forma di punti neri.. e siccome non vogliamo far andare alle stelle le segnalazione di U.F.O. a Mistero, è bene che provvediamo a pulire il sensore di tanto in tanto..

Farlo pulire a un laboratorio è sicuramente la cosa più facile, ma normalmente vi chiedono dalle 30€ alle 50€ (a seconda dell’onestà del laboratorio.. #thisisitaly n.d.r.).. considerando che un kit di pulizia costa intorno alle 20/25€ e ci si possono fare un paio di pulizie, beh, economicamente direi che è conveniente imparare a pulirselo da soli.. inoltre, contrariamente a quanto si possa pensare, la pulizia del sensore è una cosa semplicissima.. per di più, se fatta con una certa frequenza (ogni 2-3 mesi o al bisogno), anche gli strumenti convenzionali risultano molto efficaci.. mentre lasciamo che il sensore diventi lercio, beh allora un giro in laboratorio è d’obbligo per una pulizia  come si deve.. ma passiamo ai fatti e vediamo insieme cosa serve e come fare..

Per prima cosa vediamo di cosa abbiamo bisogno..

  1. Pompetta stile clistere.. più capiente è, meglio è.. (anche il clistere! :D )
  2. Kit di pulizia (lo descriverò in dettaglio alla fine) composto da palettine e liquido di pulizia..
  3. Pazienza
  4. Calma

E’ buona regola preparare tutto a portata di mano prima di mettersi all’opera.. non è bello lasciare il sensore all’aria aperta per troppo tempo.. beninteso, non succede niente al sensore, ma se perdiamo troppo tempo rischiamo che altra polvere si depositi vanificando la pulizia..

Kit pulizia

Preparato tutto, prendiamo il corpo macchina e stacchiamo l’obiettivo.. Continua a leggere..

Firenze, la Nikon 28ti e la regola del 3 su 36

Per il ponte del XXV Aprile sono stato in Toscana, e, oltre a girovagare qua e la per il Chianti, mi son dato a un pò di street per Firenze.. con me avevo la mia nuova compagna di viaggio, la piccola Nikon 28ti.. l’ideale per la street: qualità elevatissima, compatta, discreta e silenziosa.. la focale fissa di 28mm ti costringe ad essere nella scena, un metro troppo indietro e le foto vengono troppo “lontane”.. insomma, una macchina in grado di dare molte soddisfazioni, ma difficile da gestire.. proprio quel che cercavo! :)

Siccome non ero ancora contento delle difficoltà dello scattare a pellicola e con un’ottica sola, mi sono anche imposto queste regole:

  1. Si poteva scattare un solo rullino da 36 pose;
  2. Non potevo riprendere una scena per più di uno scatto;
  3. Alla fine delle 36 pose ne avrei dovute tenere solo 3;

Quest’ultima regola, del 3 su 36, era molto in voga tra i fotografi a pellicola alle prime armi e serviva a imporsi un limite alle foto da tenere.. oggi invece purtroppo la tendenza è scattare il più possibile e scegliere solo dopo le foto migliori..

Il risultato?? Eccolo..

La storia dietro a una foto

Normalmente direi che una foto è come una barzelletta, se bisogna spiegarla vuol dire che non regge.. ed in effetti nelle foto street o concettuali è così.. una foto deve essere in grado di raccontarsi da sola.. però ci sono casi in cui senza un minimo di spiegazione, non si riesce a cogliere appieno il senso dell’immagine.. questi sono i casi in cui l’osservatore non ha una piena conoscenza di ciò che sta guardando, ma non per un limite suo.. prendiamo questa immagine..

A proud mother

E’ una foto che ho scattato in Toscana a Buonconvento, girovagando di borgo in borgo.. questa vecchina, da sola nello stabile, passava le sue giornate alla finestra, osservando la gente passare.. al mio passaggio ci siamo scambiati un saluto e abbiamo fatto quattro chiacchiere.. quando le ho detto di venire da Milano non ha esitato un attimo a tirar fuori la foto che tiene tra le mani.. è la nazionale di calcio Italiana ’74/75.. mi dici che suo figlio ci aveva giocato.. era un giocatore dell’Inter, che aveva lasciato il suo luogo natale per andare a giocare a Milano.. ora lui, Mauro Bellugi, a pallone non ci gioca più, ma lei continua a mostrarlo con fierezza a chi le da modo di scambiare qualche parola..

Forse la foto di per se può non piacere, ma sicuramente questa è una storia che porterò con me e ricorderò con piacere.. :)