Street Photography e termini di legge

Alone..? No, I'm with her.. ♥

Nikon D700, 85mm ƒ1.4

Tempo fa sul forum Nital è comparsa questa discussione, in cui viene trattato l’annoso tema della legalità della Street Photography.. vorrei aiutare tramite il mio blog nella divulgazione di questo interessante commento del giudice e fotografo Vincenzo Cottinelli.

E’ FINITA LA STREET PHOTOGRAPHY?

Stando così le cose, non potremo più sapere come eravamo (Grazia Neri, 2011)

Fotografia di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico: ripresa, utilizzo, pubblicazione. Principi costituzionali, Legge n.633, Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196. Spunti per un dibattito.
I) Premessa: Data la scarsità di pronunce giurisdizionali in materia di fotografia, la sentenza della Corte di Cassazione, sez. V penale, 30 gennaio 2012 n. 3721 Pres. Ferrua – est. Marasca, fornisce lo spunto per riflessioni utili anche al di là della fattispecie esaminata. La Corte annulla un provvedimento di proscioglimento affermando che sussiste il reato di diffamazione a mezzo stampa a carico del direttore e dell’editore di un quotidiano, per un testo denigratore della mendicità corredato dall’immagine di una mendicante, fotografata per strada, che viene così associata ai contenuti dell’articolo ed è perciò diffamata.
Continua a leggere..

Riflessioni sui costi dello sviluppo fai da te

Vediamo di fare un pò di chiarezza su quanto costi sviluppare in casa la pellicola Bianco e Nero. Prima di tutto facciamo un pò di chiarezza.. Sapete qual è la differenza tra sviluppo e stampa? Se non lo sapete dovete leggere questi due articoli, altrimenti non ha senso continuare a leggere..

  1. Lo sviluppo del negativo Bianco e Nero
  2. La stampa del negativo Bianco e Nero

Questo per farvi capire che per sviluppare non è necessario avere una camera oscura! Vi basterà un luogo buio per mettere la pellicola nella tank e basta.

Chiarito questo vediamo quali workflow possiamo seguire:

  • Sviluppo in casa + Stampa in casa;
  • Sviluppo in casa + Scansione in casa;

Nel primo caso avremo bisogno di allestire una camera oscura vera e propria.. questo rende estremamente variabile il costo finale dell’operazione..

Vediamo piuttosto cosa costa sviluppare e scansionare in casa i negativi.. operazione decisamente più abbordabile e fattibile! ;) Continua a leggere…

Il controluce nei ritratti

Se questo ponte dell’Immacolata non sapete cosa fare vi do io un piccolo spunto per provare a fare qualche ritratto diverso dal solito..

Generalmente quando si ritraggono le persone si usa farle posare in modo che la luce del sole illumini il volto.. questa però è una cosa che detesto! Sì, perché quello che otteniamo in questo modo sono ombre poco gestibili sul volto e occhi tendenzialmente poco aperti..

Quello che vi consiglio di provare a fare è scattare mettendo il soggetto con il sole alle spalle.. “ma ne sei sicuro Gianmaria??” sì, esattamente così.. proprio in controluce! :)

Molti di voi mi staranno dando del matto e per certi versi lo sono, ma non in questo caso.. infatti così facendo ottenete diversi effetti positivi sull’immagine:

  • Il soggetto non avrà la luce negli occhi e li terrà ben aperti..
  • La luce sul viso sarà uniforme.. essendo tutto in ombra non può essere diversamente!
  • I capelli otterranno dei riflessi molto gradevoli che daranno impatto all’immagine..

Non so a voi, ma a me non sembrano cose da poco.. anzi!

Attenzione però.. scattare in controluce ha delle conseguenze negative che è bene conoscere.. potrebbe infatti risultare impossibile esporre in modo corretto il viso senza bruciare lo sfondo.. come fare allora? Un modo semplice ed efficace è usare un piccolo pannello riflettente per schiarire il viso e recuperare le alte luci.. Volete vedere un esempio? Eccolo..

Just her hair

Come scritto sopra ho schiarito il soggetto con un pannello bianco da destra  che ha dato luce anche alla giacca della modella oltre che al viso..

Ora non vi resta che provare! ;)

PS

Come giustamente qualcuno mi ha fatto notare l’alternativa pratica al pannello riflettente è l’uso del flash.. però io non sono d’accordo.. non perchè il flash non schiarisca, ma perchè ha una serie di effetti collaterali che proprio non sopporto.. in ordine:

  • Usare il flash implica limitarsi a usare un tempo almeno pari a quello di sincro (1/250″).. questo impedisce l’uso di diaframmi aperti.. infatti la luce proveniente dallo sfondo richiederebbe diaframmi piuttosto chiusi per una corretta esposizione (e onestamente avere un 50 ƒ1.2 per usarlo a ƒ5.6 è una cosa che non ha molto senso)..
  • Usare un flash a slitta montato sulla macchina produce una luce molto dura e allineata con l’asse ottico.. cosa che appiattisce tremendamente l’immagine..
  • Il flash ha una luce fredda.. con una temperatura colore generalmente minore della luce ambiente.. questo implica l’utilizzo di gelatine per compensare il bilanciamento del bianco.. insomma una complicazione davvero inutile..
  • Il pannello ci aiuta a vedere da subito il suo effetto sulla scena.. il flash invece necessita di tentativi..

Potrei continuare con l’elenco delle cose negative.. ma mi fermo qua..

Come avrete capito sono un amante della luce naturale e della sua bellezza! :)

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Obiettivi Tilt and Shift: a cosa servono e come funzionano

Molti di voi avranno sicuramente sentito parlare degli obiettivi “tilt and shift”, anche conosciuti come basculanti e decentrabili.. altri magari conoscono solamente il “tilt and shift” come quell’effetto modellino che viene applicato ai paesaggi (qui qualche esempio).. ma pochi sanno bene come funzioni un obiettivo TS oppure a cosa serva di preciso.. se siete curiosi di saperne di più non vi resta che continuare a leggere..

Come ho scritto sopra un obiettivo TS è anche detto basculante e decentrabile.. Che significa? Molto semplicemente che può essere basculato e decentrato.. in parole povere è un obiettivo che può inclinarsi e spostarsi rispetto al corpo macchina permettendo cose che solamente un banco ottico può permettersi di fare..

Queste “cose” sono il controllo della prospettiva e dell’inclinazione del piano di messa a fuoco.. cose permesse rispettivamente dal decentramento e dal basculaggio.. arabo? Don’t worry.. capirete facilmente con qualche esempio pratico..

Partiamo dal controllo della prospettiva (un pò più facile da capire).. guardate quest’immagine..

The big Apple

Molto suggestiva vero? Vero..

Penso però che farebbe accapponare la pelle a qualsiasi fotografo d’architettura.. perché? Beh, perché il fatto che tutte le linee convergano in alto non è certo quello che succede in realtà.. vi posso assicurare che tutti i palazzi stavano su belli dritti.. :)

Ma cos’è successo allora? Continua a leggere…

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La compressione prospettica dei piani, scopriamola insieme!

“Compressione prospettica dei piani” oddio che brutta parola! Ma che cavolo sarà mai?? Nulla di difficile.. E’ però uno di quei concetti che non può assolutamente mancare nel bagaglio culturale di un fotografo..

L’aggettivo prospettica dovrebbe farvi capire che quello di cui vi sto per parlare ha a che fare con la prospettiva.. e in effetti è così.. se non l’avete ancora fatto quindi leggetevi questo articolo prima di proseguire!

Fatto?? Bene.. Ora che abbiamo capito che la distanza dal soggetto influenza il modo in cui lo osserviamo, vediamo in che modo possiamo sfruttare questa cosa..

Credo sia chiaro a tutti che se voglio ottenere un certo rapporto di riproduzione di un determinato soggetto (ovvero il rapporto tra la dimensione che il soggetto ha in realtà e la dimensione che ha sul sensore) dovrò, man mano che mi allontano, usare un obiettivo di focale sempre più lunga.. in parole povere se voglio riprendere un soggetto in maniera tale che occupi una certa porzione di immagine, con un garndangolo dovrò avvicinarmi, mentre con un tele dovrò allontanarmi.. ma allora cosa cambia tra riprendere la scena da vicino o da lontano?? Vediamo queste due foto..

La prima è stata realizzata con un grandangolo, mentre la seconda con un teleobiettivo.. l’omino è grande uguale nelle due foto, ma nella seconda i due oggetti sembrano molto più vicini rispetto alla prima!

Magia? No, compressione prospettica dei piani.. :)

Nelle due foto il soggetto abbiamo detto che è grande uguale.. tuttavia l’angolo di campo è molto diverso.. Scattando con un teleobiettivo abbiamo un angolo di campo molto ridotto che, rispetto al grandangolo, ritaglia solo una parte dello sfondo (lasciando il soggetto delle stesse dimensioni) facendolo sembrare più grande e quindi più vicino..

In conclusione se riprendiamo una scena con un teleobiettivo otterremo uno sfondo molto vicino al soggetto, al contrario, con un grandangolo, soggetto e sfondo sembreranno molto lontani.. parleremo quindi di compressione dei piani nel primo caso e di separazione dei piani nel secondo..

Uno spunto per testare questo trucchetto.. Provate a fare una foto di paesaggio con il teleobiettivo e vedrete come la vostra immagine acquisterà interesse grazie al punto di vista insolito! ;)

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La distorsione prospettica nei ritratti

Spiegare cosa sia la distorsione prospettica a un fotografo alle prime armi, è un pò come spiegare che la terra è rotonda alle popolazioni antiche.. quando avrete capito vi sembrerà ovvio e banale, ma prima qualche perplessità tutti ce l’hanno.. è normale..

Cerchiamo prima di tutto di capire cosa sia la prospettiva e per spiegarvelo vi faccio proprio l’esempio del pianeta terra..

Le antiche popolazioni ritenevano che la terra fosse piatta.. e come fare a dargli torto! Chi di noi riesce ad apprezzare la curvatura terrestre stando coi piedi per terra?? Nessuno! Solo sul campo da calcio di Holly e Benji si riesce ad apprezzarla in poche decine di metri! :) E’ solo allontanandoci a distanze molto grandi che riusciamo ad apprezzare la sua reale forma.. e in fotografia è uguale, la stessa identica cosa.. la distanza da cui riprendiamo un soggetto influenza il modo in cui lo vediamo.. in altre parole ne influenza la prospettiva..

Detto questo, vediamo qualche esempio e cerchiamo di capire insieme perchè sarebbe meglio evitare di fare ritratti da vicino con il grandangolo..

Nella foto qui sotto vediamo un ritratto scattato con un grandangolo a circa 50cm di distanza dal soggetto.. se passate il mouse sopra l’immagine vedrete lo stesso ritratto scattato con un teleobiettivo da circa 2 metri di stanza..

E’ evidente che la distanza ravvicinata ha prodotto una brutta distorsione nella prima foto.. il fatto che le orecchie si vedano di meno è analogo al fatto che la terra risulta piatta.. da vicino la prospettiva è falsata.. (ah, se fate una foto del genere a una modella vi fucila! :D )

Però fate molta attenzione che non c’entra nulla l’obiettivo utilizzato! Il grandangolo semplicemente, rimpicciolendo la scena, permette di riempire il fotogramma anche a distanze ravvicinate.. e’ solo la distanza che è responsabile della prospettiva e della distorsione!

Non ci credete?? Aaaaaaah! Ma siete peggio di San Tommaso.. siccome sono buono e volenteroso ho realizzato per voi anche queste due foto..

Chi di voi mi sa dire quale è stata fatta col grandangolo e quale con il teleobiettivo?? Credo nessuno.. Solo un occhio molto allenato può riconoscere la distorsione a barilotto del grandangolo.. Ma non è questa la cosa importante.. quello che voglio che cerchiate di capire è che, essendo state scattate alla stessa distanza, le due immagini hanno la stessa prospettiva (ovviamente quella scatatta col grandangolo è stata poi ritagliata per avere la stessa dimensione)..

Per svelare il quiz, quella fatta col grandangolo è la prima e qua sotto potete vedere l’immagine originale prima del ritaglio..

Ora ci credete?? :)

Se avete capito questo, la prossima volta vi parlo della compressione dei piani, che è una parente stretta della distorsione prospettica.. stay tuned! ;)

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Obiettivi: DX, FX, fattore di crop, etc… facciamo chiarezza!

Vedo che in giro c’è ancora molta confusione sulla questione obiettivi.. DX, FX, lunghezza focale, fattore di moltiplicazione, etc.. insomma un bel casino! :)

Per fare chiarezza partiamo dai formati.. i sensori più comuni hanno formato APS-C (“Advanced Photo System Classic”), montati da tutte le reflex digitali dalla entry-level fino a quella semi-professionale.. questi hanno misura 23.6×15.7mm (Nikon DX) e 22.2×14.8mm (Canon).. poi ci sono i sensori formato pieno (“35mm Fullframe”) e sono di dimensione 24x36mm, esattamente come un fotogramma di pellicola.. ora vi starete chiedendo “cosa me ne frega delle misure dei sensori?”.. lo capirete dopo, abbiate pazienza..

Tutti avrete sentito parlare della lunghezza focale.. si ma cos’è di preciso? Per completezza riporto da wikipedia:

Considerando gli obiettivi come una semplice lente, la lunghezza focale di questi è la misura espressa in millimetri che separa la lente dal piano focale. Essendo gli obiettivi composti da più gruppi di lenti, tale distanza non si misura da una lente in particolare all’interno degli stessi ma dal centro ottico dell’obiettivo che viene definito “punto nodale posteriore” e in genere si trova in prossimità del diaframma. In sostanza la lunghezza focale indica la distanza fra il punto nodale posteriore di un obiettivo e il piano su cui i soggetti all’infinito sono messi a fuoco.

Wow! Wikipedia non poteva essere più precisa..! Ma lasciamo stare le definizioni da NERD.. Per noi la lunghezza focale è quel numero che compare sull’obiettivo tipo “50mm”, “35mm”, etc.. non ci serve sapere altro..! Sappiate però che al variare della lunghezza focale l’obiettivo produrrà un determinato cerchio d’immagine dietro di sè.. cos’è il cerchio d’immagine?? Beh guardate sotto.. faccio prima a farvelo vedere che a spiegarvelo.. :)

In foto potete vedere il cerchio prodotto da un 50mm:

Qua il “set”:

Supponiamo ora che l’immagine prodotta sul foglio di carta sia questa:

Capite bene che a seconda della dimensione del sensore che ci metto dietro, andrò a ritagliare una porzione più o meno grande del cerchio d’immagine.. Un sensore più piccolo coprirà una parte più piccola del cerhio d’immagine ed è come se zoommasse sulla parte più centrale!

Vediamo in verde un sensore APS-C e in rosso un sensore Fullframe..

Capite quindi che, fissata la focale (e quindi il cerchio d’immagine), l’angolo di campo (ovvero la scena inquadrata) dipende dalla dimensione del sensore che mettiamo dietro l’obiettivo..

Siamo quindi arrivati a conoscere l’angolo di campo.. ma aspettate, sentite questa..! Se usiamo un obiettivo di focale pari alla diagonale del sensore otteniamo lo stesso angolo di campo dell’occhio umano (circa 43°)..! In questo caso parleremo di obiettivo “normale”..

Visto che la diagonale di un sensore fullframe è circa 43mm, se usassimo un obiettivo normale, cioè un “43mm”, otterremo la stessa visione dell’occhio umano.. in pratica un “43mm” non esiste, ma esiste il “50mm” che è molto simile.. ed è per questo che “il 50mm” è stato in pellicola l’obiettivo per antonomasia.. :)

Lo stesso discorso vale per i sensori APS-C.. in questo caso la diagonale misura circa 28mm.. quindi il normale sarebbe il “28mm” su questo formato, ma in pratica si usa dire che è il “35mm” a essere normale perchè più simile al vecchio “50mm” della pellicola..

Se ora facciamo il rapporto tra le diagonali dei sensori FF e APS-C otteniamo il fattore di moltiplicazione.. il quale risulta, nel caso di Nikon 1.5 e nel caso di Canon 1.6.. che significa? Che un obiettivo 200mm avrà su FF una lunghezza focale effettiva di 200mm, mentre su APS-C nikon avrà una focale equivalente di 300mm e su APS-C Canon di 320mm..

Attenzione però.. ci terrei a precisare una cosa..

Ho parlato volutamente di focale equivalente.. infatti non è vero che un 200mm “diventa” un 300mm.. per farlo dovrebbe cambiare il cerchio d’immagine, cosa che non succede assolutamente..!

La lunghezza focale è un parametro fisico dell’obiettivo e non può dipendere dall’accoppiata obiettivo+sensore.. un obiettivo 200mm sarà sempre un 200mm indipendetemente da tutto.. sarà solo l’angolo di campo a cambiare al variare della dimensione del sensore.. per essere più corretti bisognerebbe dire che un 200mm montato su APS-C ha lo stesso angolo di campo di un 300mm su Nikon e 320mm su Canon..

Se avete capito questo, sulle focali non avrete più problemi! :)

A questo punto, cerchiamo di capire perchè alcuni obiettivi sono adatti al solo formato APS-C (sono quelli definiti DX su Nikon e EF-S su Canon).. il motivo è molto semplice.. essendo un sensore APS-C più piccolo di un sensore Fullframe, le aziende hanno deciso di costruire obiettivi che producano un cerchio d’immagine più piccolo adatto al solo APS-C.. infatti questo si traduce in una dimensione delle lenti minore e quindi in un costo minore.. però non confondete questo con il concetto di lunghezza focale! Semplicemente un 50mm per APS-C (DX o EF-S) montato su un corpo fullframe produrrà un immagine completamente vignettata ai bordi perchè non in grado di coprire il sensore fullframe.. ma l’angolo di campo sarà identico a quello dato da un 50mm fullframe.. Vediamo le immagini sotto per capire..

Questo è un 50mm fullframe..

E questo un 50mm per APS-C (DX o EF-S)..

Come potete vedere l’immagine è la stessa, ma nel secondo caso il cerchio d’immagine non riesce a coprire il rettangolo rosso (sensore fullframe)..

Spero di avervi chiarito le idee in merito alla questione! ;)

Eureka: dorso polaroid “home made”!

Stasera ho vissuto un momento di serendipità! Hahahaha no, non sono diventato scemo.. o meglio non più di quanto già non fossi! :)

Stavo smanettando con la compatta, una Nikon P300, quando ho avuto un’intuizione geniale! D’ora in poi me la porterò sempre sui set e la userò in stile dorso polaroid.. infatti, per chi non lo sapesse, sulle reflex medioformato si usava scattare una polaroid prima di usare la pellicola per testare l’esposizione (soprattutto in luce flash).. ovviamente scattando con la reflex digitale questa operazione non ha molto senso, basta uno scatto che alla peggio cancelleremo.. Spesso però quando scatto solo a pellicola sento l’esigenza di una verifica della lettura esposimetrica, specialmente quando la scena ha una luce difficile da gestire.. Ecco che, grazie alla possibilità di settare la P300 in modalità “M”, potrò verificare l’esposizione attraverso uno sguardo all’istogramma..!

Purtroppo il trucco non funziona con la luce flash, perchè la P300 non ha nè slitta nè presa synchro.. ma vabeh non si può aver tutto dalla vita! ;)

Iperfocale e street.. rubiamo qualche trucco ai paesaggisti!

L’iperfocale è quella distanza di messa a fuoco che massimizza la profondità di campo (PdC). Per capire cosa sia la PdC, vi consiglio di dare una lettura a wikipedia dalla quale riporto:

In fotografia, la profondità di campo nitido o semplicemente profondità di campo (abbreviato in PdC o DoF dall’inglese Depth of Field) è la distanza davanti e dietro al soggetto messo a fuoco che appare nitida. Per ogni impostazione dell’obiettivo, c’è un’unica distanza a cui gli oggetti appaiono nitidi; la nitidezza diminuisce gradualmente in avanti (verso il fotografo) e dietro il soggetto messo a fuoco. Il “campo nitido” è quell’intervallo di distanze davanti e dietro al soggetto in cui la sfocatura è impercettibile o comunque tollerabile; la PdC si dice essere maggiore se questo intervallo è ampio e minore se è ridotto. Per motivi legati all’angolo di incidenza dei raggi luminosi, il campo nitido è sempre più esteso dietro al soggetto a fuoco che davanti; più precisamente, la distanza perfettamente a fuoco si trova grosso modo a un terzo del campo nitido, verso il fotografo. Un punto al di fuori del campo nitido (sfocato) produce sulla pellicola un circolo di confusione, il cui diametro cresce man mano che ci si allontana dal campo nitido stesso.

Nella pratica l’iperfocale è usata tipicamente dai fotografi paesaggisti, i quali vogliono avere tutto il paesaggio a fuoco (dal primo piano allo sfondo) e devono quindi ricorrere a questo espediente.

“Si ma, come si calcola?” Voi vi chiederete.. Beh, ci sono due modi per settare l’iperfocale.

Il primo è quello di calcolarsi tramite le tabelle il valore preciso e mettere a fuoco a quella distanza. Cosa piuttosto difficile da fare, visto che le scale riportate sugli obiettivi non sono così precise. E poi noi facciamo street! Sarebbe impensabile per ogni diaframma mettersi a fare il conto!

Il secondo, che è quello che interessa a noi, è quello di sfruttare un piccolo trucchetto che i vecchi fotografi a pellicola conoscono bene. Sugli obiettivi fissi (purtroppo con gli zoom non funziona :( ) infatti è solitamente riportata la PdC ai vari diaframmi, quindi basterà ruotare la ghiera della messa a fuoco in modo da avere l’infinito allineato alla lineetta del limite superiore della PdC (occhio ad allinearlo alla linea relativa all’ƒ corretto!).

Per capire meglio diamo un’occhiata alla foto sotto. Scelto un diaframma ƒ/5.6, ho allineato l’infinto con la tacca della PdC in corrispondenza di ƒ/5.6 (come mostrato dalle frecce). Facile no??

“Si ok, ma a noi che ce ne frega??” starete pensando… ce ne frega che se abbiamo un grandangolo (almeno 35mm in formato 24×36, come in foto), in iperfocale abbiamo a fuoco la scena da circa 3m fino a infinito e possiamo fregarcene della messa a fuoco! Questo ci permette di concentrarci di più sulla scena e la sua composizione, cosa essenziale nella fotografia street… ;)

Sviluppare il Bianco e Nero [2.0]

Se dopo aver letto il primo articolo sulle basi dello sviluppo Bianco e Nero vi è venuta la scimmia per la pellicola e ora volete saperne di più, questo è quello che fa per voi..
L’altro articolo era solo una chiacchierata per introdurvi al mondo dello sviluppo.. ma un mondo, appunto, non si può riassumere in un post.. vediamo quindi di aggiungere qualche tassello al puzzle..

Fino ad ora abbiamo sviluppato così:

  • Sviluppo, con compensazione della temperatura sul tempo;
  • Fissaggio;
  • Lavaggio;
  • Asciugatura.

Ok, dimenticatevi buona parte di quello che sapevate e ripartiamo da zero.. Per fare questo devo farvi aggiungere un paio di ingredienti alla ricetta:

  1. Acido acetico o bagno di stop: serve ad arrestare l’azione del rivelatore;
  2. Imbibente: serve a conrtastare il deposito di calcare sulla pellicola.

Questi due liquidi non costano molto. Anzi, sono abbastanza economici.. tuttavia ci richiederanno più spazio in casa..

Work in progress

Vi risparmio l’elenco di ciò che serve.. ormai dovreste saperlo… passiamo piuttosto a come organizzare dunque il nostro workflow!

  1. Mettiamo la pellicola nella tank.. Se vogliamo fare un piccolo upgrade in questo passaggio, vi consiglio dei guanti di cotone;
  2. Prepariamo il liquido di sviluppo alla diluizione consigliata, questa volta però i 20°C sono tassativi!
    Attenzione però… Se lo sviluppo ha una durata inferiore ai 5 minuti, porttate il liquido a 19-19.5°C (se è più caldo mettetelo in freezer per qualche istante e se è più freddo tenete il becker tra le mani in modo da scaldarlo) così da compensare al riscaldamento dovuto al contatto con la tank non termostatata..
    Se invece lo sviluppo è superiore ai 5 minuti (e magari è estate e ci sono 30°C in casa!) è bene prepararsi un bagno maria di ghiaccio nel quale mettere la tank se la temperatura tende ad alzarsi.. Senza farne una mania, però in questo caso è bene mettere la punta del termometro dentro la tank e controllare la temperatura ogni minuto..
  3. Una volta versato il liquido di sviluppo, atteniamoci alle indicazione della casa produttrice circa l’agitazione.. in genere è 5 rovesciamenti per 5″ ogni 30″, oppure 10 rovesciamenti per 10″ ogni minuto.. quello che è importante è che ogni agitazione voi sbattiate la tank sul tavolo per fare in modo che non si depositino bolle d’aria sul fondo..
  4. Trascorso il tempo di sviluppo, vuotiamo la tank e versiamo velocemente il bagno di stop (o acido acetico) diluito secondo indicazioni.. stiamo attenti alla temperatura che non sueri di troppo quella dello sviluppo per non causare shock termici alla pellicola.. controlliamo quindi che sia compresa tra ±3°C rispetto allo sviluppo.. facciamo una decina di rovesciamenti e vuotiamo la tank..
  5. Versiamo subito il fissaggio e ancora una volta eseguiamo l’agitazione come per lo sviluppo..
  6. Trascorso il tempo del fissaggio (in genere dai 3 ai 6 minuti) vuotiamo la tank e apriamola.. mettiamola sotto l’acqua corrente fredda e lasciamocela per una quindicina di minuti..
  7. Trascorso questo tempo prepariamo l’imbibente alla diluizione consigliata.. rimettiamo il tappo alla tank e eseguiamo un ultimo lavaggio agitando la tank chiusa..
  8. Finito il passaggio nell’imbibente, vuotiamo la tank e risciacquiamo la spirale sotto l’acqua corrente per eliminare la schiuma formatasi nell’agitazione..
  9. Apriamo la spirale e appendiamo la pellicola con le mollette ad asciugare.. finito!

Come potete vedere non abbiamo fatto nulla di strano o di difficile.. è solo richiesto l’uso di un paio di attenzioni e di liquidi in più! Vedrete che con questo metodo riusciremo a ottenere risutati di qualità ottima!

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[Explored and FP] It was the light

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