Obiettivi: DX, FX, fattore di crop, etc… facciamo chiarezza!

Vedo che in giro c’è ancora molta confusione sulla questione obiettivi.. DX, FX, lunghezza focale, fattore di moltiplicazione, etc.. insomma un bel casino! :)

Per fare chiarezza partiamo dai formati.. i sensori più comuni hanno formato APS-C (“Advanced Photo System Classic”), montati da tutte le reflex digitali dalla entry-level fino a quella semi-professionale.. questi hanno misura 23.6×15.7mm (Nikon DX) e 22.2×14.8mm (Canon).. poi ci sono i sensori formato pieno (“35mm Fullframe”) e sono di dimensione 24x36mm, esattamente come un fotogramma di pellicola.. ora vi starete chiedendo “cosa me ne frega delle misure dei sensori?”.. lo capirete dopo, abbiate pazienza..

Tutti avrete sentito parlare della lunghezza focale.. si ma cos’è di preciso? Per completezza riporto da wikipedia:

Considerando gli obiettivi come una semplice lente, la lunghezza focale di questi è la misura espressa in millimetri che separa la lente dal piano focale. Essendo gli obiettivi composti da più gruppi di lenti, tale distanza non si misura da una lente in particolare all’interno degli stessi ma dal centro ottico dell’obiettivo che viene definito “punto nodale posteriore” e in genere si trova in prossimità del diaframma. In sostanza la lunghezza focale indica la distanza fra il punto nodale posteriore di un obiettivo e il piano su cui i soggetti all’infinito sono messi a fuoco.

Wow! Wikipedia non poteva essere più precisa..! Ma lasciamo stare le definizioni da NERD.. Per noi la lunghezza focale è quel numero che compare sull’obiettivo tipo “50mm”, “35mm”, etc.. non ci serve sapere altro..! Sappiate però che al variare della lunghezza focale l’obiettivo produrrà un determinato cerchio d’immagine dietro di sè.. cos’è il cerchio d’immagine?? Beh guardate sotto.. faccio prima a farvelo vedere che a spiegarvelo.. :)

In foto potete vedere il cerchio prodotto da un 50mm:

Qua il “set”:

Supponiamo ora che l’immagine prodotta sul foglio di carta sia questa:

Capite bene che a seconda della dimensione del sensore che ci metto dietro, andrò a ritagliare una porzione più o meno grande del cerchio d’immagine.. Un sensore più piccolo coprirà una parte più piccola del cerhio d’immagine ed è come se zoommasse sulla parte più centrale!

Vediamo in verde un sensore APS-C e in rosso un sensore Fullframe..

Capite quindi che, fissata la focale (e quindi il cerchio d’immagine), l’angolo di campo (ovvero la scena inquadrata) dipende dalla dimensione del sensore che mettiamo dietro l’obiettivo..

Siamo quindi arrivati a conoscere l’angolo di campo.. ma aspettate, sentite questa..! Se usiamo un obiettivo di focale pari alla diagonale del sensore otteniamo lo stesso angolo di campo dell’occhio umano (circa 43°)..! In questo caso parleremo di obiettivo “normale”..

Visto che la diagonale di un sensore fullframe è circa 43mm, se usassimo un obiettivo normale, cioè un “43mm”, otterremo la stessa visione dell’occhio umano.. in pratica un “43mm” non esiste, ma esiste il “50mm” che è molto simile.. ed è per questo che “il 50mm” è stato in pellicola l’obiettivo per antonomasia.. :)

Lo stesso discorso vale per i sensori APS-C.. in questo caso la diagonale misura circa 28mm.. quindi il normale sarebbe il “28mm” su questo formato, ma in pratica si usa dire che è il “35mm” a essere normale perchè più simile al vecchio “50mm” della pellicola..

Se ora facciamo il rapporto tra le diagonali dei sensori FF e APS-C otteniamo il fattore di moltiplicazione.. il quale risulta, nel caso di Nikon 1.5 e nel caso di Canon 1.6.. che significa? Che un obiettivo 200mm avrà su FF una lunghezza focale effettiva di 200mm, mentre su APS-C nikon avrà una focale equivalente di 300mm e su APS-C Canon di 320mm..

Attenzione però.. ci terrei a precisare una cosa..

Ho parlato volutamente di focale equivalente.. infatti non è vero che un 200mm “diventa” un 300mm.. per farlo dovrebbe cambiare il cerchio d’immagine, cosa che non succede assolutamente..!

La lunghezza focale è un parametro fisico dell’obiettivo e non può dipendere dall’accoppiata obiettivo+sensore.. un obiettivo 200mm sarà sempre un 200mm indipendetemente da tutto.. sarà solo l’angolo di campo a cambiare al variare della dimensione del sensore.. per essere più corretti bisognerebbe dire che un 200mm montato su APS-C ha lo stesso angolo di campo di un 300mm su Nikon e 320mm su Canon..

Se avete capito questo, sulle focali non avrete più problemi! :)

A questo punto, cerchiamo di capire perchè alcuni obiettivi sono adatti al solo formato APS-C (sono quelli definiti DX su Nikon e EF-S su Canon).. il motivo è molto semplice.. essendo un sensore APS-C più piccolo di un sensore Fullframe, le aziende hanno deciso di costruire obiettivi che producano un cerchio d’immagine più piccolo adatto al solo APS-C.. infatti questo si traduce in una dimensione delle lenti minore e quindi in un costo minore.. però non confondete questo con il concetto di lunghezza focale! Semplicemente un 50mm per APS-C (DX o EF-S) montato su un corpo fullframe produrrà un immagine completamente vignettata ai bordi perchè non in grado di coprire il sensore fullframe.. ma l’angolo di campo sarà identico a quello dato da un 50mm fullframe.. Vediamo le immagini sotto per capire..

Questo è un 50mm fullframe..

E questo un 50mm per APS-C (DX o EF-S)..

Come potete vedere l’immagine è la stessa, ma nel secondo caso il cerchio d’immagine non riesce a coprire il rettangolo rosso (sensore fullframe)..

Spero di avervi chiarito le idee in merito alla questione! ;)

Eureka: dorso polaroid “home made”!

Stasera ho vissuto un momento di serendipità! Hahahaha no, non sono diventato scemo.. o meglio non più di quanto già non fossi! :)

Stavo smanettando con la compatta, una Nikon P300, quando ho avuto un’intuizione geniale! D’ora in poi me la porterò sempre sui set e la userò in stile dorso polaroid.. infatti, per chi non lo sapesse, sulle reflex medioformato si usava scattare una polaroid prima di usare la pellicola per testare l’esposizione (soprattutto in luce flash).. ovviamente scattando con la reflex digitale questa operazione non ha molto senso, basta uno scatto che alla peggio cancelleremo.. Spesso però quando scatto solo a pellicola sento l’esigenza di una verifica della lettura esposimetrica, specialmente quando la scena ha una luce difficile da gestire.. Ecco che, grazie alla possibilità di settare la P300 in modalità “M”, potrò verificare l’esposizione attraverso uno sguardo all’istogramma..!

Purtroppo il trucco non funziona con la luce flash, perchè la P300 non ha nè slitta nè presa synchro.. ma vabeh non si può aver tutto dalla vita! ;)

Iperfocale e street.. rubiamo qualche trucco ai paesaggisti!

L’iperfocale è quella distanza di messa a fuoco che massimizza la profondità di campo (PdC). Per capire cosa sia la PdC, vi consiglio di dare una lettura a wikipedia dalla quale riporto:

In fotografia, la profondità di campo nitido o semplicemente profondità di campo (abbreviato in PdC o DoF dall’inglese Depth of Field) è la distanza davanti e dietro al soggetto messo a fuoco che appare nitida. Per ogni impostazione dell’obiettivo, c’è un’unica distanza a cui gli oggetti appaiono nitidi; la nitidezza diminuisce gradualmente in avanti (verso il fotografo) e dietro il soggetto messo a fuoco. Il “campo nitido” è quell’intervallo di distanze davanti e dietro al soggetto in cui la sfocatura è impercettibile o comunque tollerabile; la PdC si dice essere maggiore se questo intervallo è ampio e minore se è ridotto. Per motivi legati all’angolo di incidenza dei raggi luminosi, il campo nitido è sempre più esteso dietro al soggetto a fuoco che davanti; più precisamente, la distanza perfettamente a fuoco si trova grosso modo a un terzo del campo nitido, verso il fotografo. Un punto al di fuori del campo nitido (sfocato) produce sulla pellicola un circolo di confusione, il cui diametro cresce man mano che ci si allontana dal campo nitido stesso.

Nella pratica l’iperfocale è usata tipicamente dai fotografi paesaggisti, i quali vogliono avere tutto il paesaggio a fuoco (dal primo piano allo sfondo) e devono quindi ricorrere a questo espediente.

“Si ma, come si calcola?” Voi vi chiederete.. Beh, ci sono due modi per settare l’iperfocale.

Il primo è quello di calcolarsi tramite le tabelle il valore preciso e mettere a fuoco a quella distanza. Cosa piuttosto difficile da fare, visto che le scale riportate sugli obiettivi non sono così precise. E poi noi facciamo street! Sarebbe impensabile per ogni diaframma mettersi a fare il conto!

Il secondo, che è quello che interessa a noi, è quello di sfruttare un piccolo trucchetto che i vecchi fotografi a pellicola conoscono bene. Sugli obiettivi fissi (purtroppo con gli zoom non funziona :( ) infatti è solitamente riportata la PdC ai vari diaframmi, quindi basterà ruotare la ghiera della messa a fuoco in modo da avere l’infinito allineato alla lineetta del limite superiore della PdC (occhio ad allinearlo alla linea relativa all’ƒ corretto!).

Per capire meglio diamo un’occhiata alla foto sotto. Scelto un diaframma ƒ/5.6, ho allineato l’infinto con la tacca della PdC in corrispondenza di ƒ/5.6 (come mostrato dalle frecce). Facile no??

“Si ok, ma a noi che ce ne frega??” starete pensando… ce ne frega che se abbiamo un grandangolo (almeno 35mm in formato 24×36, come in foto), in iperfocale abbiamo a fuoco la scena da circa 3m fino a infinito e possiamo fregarcene della messa a fuoco! Questo ci permette di concentrarci di più sulla scena e la sua composizione, cosa essenziale nella fotografia street… ;)

Bianco e nero digitale: ecco i trucchi del mestiere!

Viste le molte richieste che mi sono arrivate, in questo tutorial vedrò di insegnarvi qualche trucchetto su come ottenere delle foto in Bianco e Nero corpose e pepate!

Ovviamente il tutto và fatto in fase di post-produzione in quanto i sensori delle fotocamere digitali non sono in grado di acquisire immagini in BN. E questo per noi è un vantaggio perchè potremo regolare selettivamente sui vari colori le varie luminosità.

Ma bando alle ciance, vediamo come!

Abbiamo detto di voler ottenere foto in Bianco e Nero, giusto? Bene, la prima cosa che dobbiamo fare è tenere sotto controllo l’istogramma. Dobbiamo accertarci che tocchi sia la parte destra, sia la parte sinistra. Questo è importantissimo al fine di avere la più ampia gamma tonale nella foto, con una scala di grigi che spazia completamente tutti i toni dal Bianco al Nero appunto (Ansel Adams docet). Vediamo un esempio sotto.

Immagine originale:

Immagine originale a colori

Ora proviamo a convertire l’immagine in BN, semplicemente togliendo la saturazione, il risultato è questo:

Immagine desaturata

Che ad un occhio inesperto potrebbe anche piacere, ma aspettate e vedrete!

Questo è il relativo istogramma:

Istogramma originale

Guardando l’istogramma si nota come la parte destra sia molto schiacciata (assenza di luci) e il punto del nero non raggiunga il limite della curva. Questo si traduce in un’immagine piatta e “grigia”.

Regoliamo i livelli in modo da portare il punto del bianco e del nero verso il centro, e spostiamo il cursore dei toni medi a sinistra come mostrato sotto.

Istogramma modificato

Il risultato di questa operazione è:

Immagine con correzione livelli

Direi che è decisamente meglio e per chi non mastica troppo di Photoshop potrebbe già bastare. Ma io non sono ancora contento. Voglio ottenere di meglio!

Di seguito vi riporto una serie di metodi che permettono di avere un bianco e nero più corposo. Ogni immagine ha una storia a sè, ed è quindi bene procedere ogni volta in modo consapevole.

  • Mappa sfumatura: Il primo metodo che vediamo è l’aggiunta di un livello di regolazione “Mappa sfumatura”.
    Vi basterà semplicemente selezionarlo dalla palette dei livelli e vedrete già dei miglioramenti notevoli rispetto alla banale desaturazione. Accertatevi solo di avere come colore di primo piano il nero e come colore di sfondo il bianco.
  • Miscelatore canale: Selezioniamo dalla palette il livello “Miscelazione canale” e mettiamo la spunta su “monocromatico”, ora possiamo regolare a piacere la luminosità dei tre canali RGB per ottenere l’effetto che preferiamo. Questo metodo è particolarmente utile nel caso dei paesaggi dove possiamo regolare la luminosità del cielo e del paesaggio in base al colore. Inoltre mette a disposizione una serie di “preset” che permettono di simulare l’uso di filtri.
  • Curve di viraggio: Questo è il metodo che preferisco, ma è anche il più complesso. Partiamo col creare un livello di regolazione curve e sopra di questo applichiamo un livello di regolazione “Bianco e nero”. Fatto questo, lasciamo tutto di default nel livello “Bianco e nero” e agiamo sulle curve. Se saremo abili, potremo usufruire del vantaggio della regolazione indipendente sui tre canali RGB e in più potremo regolarne il contrasto.
  • Il metodo dei calcoli: Questo metodo è un metodo per pochi eletti e personalmente non mi sento di consigliarlo, in quanto non produce dei risultati così elevati nonostante la difficoltà richiesta. Ve ne parlo per vostra conoscenza. Dal menu “immagine” selezioniamo la voce “Calcoli”. A questo punto potremo fondere i canali di più livelli selezionando il metodo di fusione. Giocate un pò con le impostazioni, ma vi renderete conto da soli di come i metodi sopracitati siano molto più semplici ed efficaci.

Oltre a questi strumenti, che permettno interventi globali sull’immagine, esistono degli strumenti che permettono degli interventi localizzati. Vediamone un paio:

  • Scherma e brucia:Questi due strumenti sono fondamentali nella creazione di immagini in Bianco e Nero. Servono a schiarire e scurire selettivamente i toni presenti nell’immagine. Usiamo i seguenti parametri:Scherma, intervallo luci, esposizione 5%;
    Brucia, intervallo ombre, esposizione 5%;E passiamo alternativamente il pennello in modalità “scherma” sulle luci e “brucia” sulle ombre. Questo aumenterà il contrasto solo nella zona di interesse.
  • Maschere di livello: Sono lo strumento più efficace delle ultime versioni di Photoshop(vi consiglio di cercare uno dei molti tutorial presenti in rete per capire di cosa sto parlando). Queste permettono di parzializzare i vari livelli di regolazione a singole parti dell’immagine. Così facendo avremo la piena padronanza della conversione e i nostri risultati non tarderanno ad arrivare!

Ecco come avrei convertito l’immagine di prima, usando insieme i metodi appena descritti.. per vedere l’immagine solamente desaturata, e capire l’importanza di una buona conversione, passate il mouse sopra l’immagine.. ;)

Risultato finale

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Sviluppare il Bianco e Nero [2.0]

Se dopo aver letto il primo articolo sulle basi dello sviluppo Bianco e Nero vi è venuta la scimmia per la pellicola e ora volete saperne di più, questo è quello che fa per voi..
L’altro articolo era solo una chiacchierata per introdurvi al mondo dello sviluppo.. ma un mondo, appunto, non si può riassumere in un post.. vediamo quindi di aggiungere qualche tassello al puzzle..

Fino ad ora abbiamo sviluppato così:

  • Sviluppo, con compensazione della temperatura sul tempo;
  • Fissaggio;
  • Lavaggio;
  • Asciugatura.

Ok, dimenticatevi buona parte di quello che sapevate e ripartiamo da zero.. Per fare questo devo farvi aggiungere un paio di ingredienti alla ricetta:

  1. Acido acetico o bagno di stop: serve ad arrestare l’azione del rivelatore;
  2. Imbibente: serve a conrtastare il deposito di calcare sulla pellicola.

Questi due liquidi non costano molto. Anzi, sono abbastanza economici.. tuttavia ci richiederanno più spazio in casa..

Work in progress

Vi risparmio l’elenco di ciò che serve.. ormai dovreste saperlo… passiamo piuttosto a come organizzare dunque il nostro workflow!

  1. Mettiamo la pellicola nella tank.. Se vogliamo fare un piccolo upgrade in questo passaggio, vi consiglio dei guanti di cotone;
  2. Prepariamo il liquido di sviluppo alla diluizione consigliata, questa volta però i 20°C sono tassativi!
    Attenzione però… Se lo sviluppo ha una durata inferiore ai 5 minuti, porttate il liquido a 19-19.5°C (se è più caldo mettetelo in freezer per qualche istante e se è più freddo tenete il becker tra le mani in modo da scaldarlo) così da compensare al riscaldamento dovuto al contatto con la tank non termostatata..
    Se invece lo sviluppo è superiore ai 5 minuti (e magari è estate e ci sono 30°C in casa!) è bene prepararsi un bagno maria di ghiaccio nel quale mettere la tank se la temperatura tende ad alzarsi.. Senza farne una mania, però in questo caso è bene mettere la punta del termometro dentro la tank e controllare la temperatura ogni minuto..
  3. Una volta versato il liquido di sviluppo, atteniamoci alle indicazione della casa produttrice circa l’agitazione.. in genere è 5 rovesciamenti per 5″ ogni 30″, oppure 10 rovesciamenti per 10″ ogni minuto.. quello che è importante è che ogni agitazione voi sbattiate la tank sul tavolo per fare in modo che non si depositino bolle d’aria sul fondo..
  4. Trascorso il tempo di sviluppo, vuotiamo la tank e versiamo velocemente il bagno di stop (o acido acetico) diluito secondo indicazioni.. stiamo attenti alla temperatura che non sueri di troppo quella dello sviluppo per non causare shock termici alla pellicola.. controlliamo quindi che sia compresa tra ±3°C rispetto allo sviluppo.. facciamo una decina di rovesciamenti e vuotiamo la tank..
  5. Versiamo subito il fissaggio e ancora una volta eseguiamo l’agitazione come per lo sviluppo..
  6. Trascorso il tempo del fissaggio (in genere dai 3 ai 6 minuti) vuotiamo la tank e apriamola.. mettiamola sotto l’acqua corrente fredda e lasciamocela per una quindicina di minuti..
  7. Trascorso questo tempo prepariamo l’imbibente alla diluizione consigliata.. rimettiamo il tappo alla tank e eseguiamo un ultimo lavaggio agitando la tank chiusa..
  8. Finito il passaggio nell’imbibente, vuotiamo la tank e risciacquiamo la spirale sotto l’acqua corrente per eliminare la schiuma formatasi nell’agitazione..
  9. Apriamo la spirale e appendiamo la pellicola con le mollette ad asciugare.. finito!

Come potete vedere non abbiamo fatto nulla di strano o di difficile.. è solo richiesto l’uso di un paio di attenzioni e di liquidi in più! Vedrete che con questo metodo riusciremo a ottenere risutati di qualità ottima!

Analog rulezz

[Explored and FP] It was the light

Urban wind

Come fare a capire se i liquidi sono ancora buoni?

Girovagando in rete qua e là, mi sono imbattuto in un sito segnalatomi dal buon ZoSo74, sul quale vengono riportati questi “sgami della nonna” per capire se i liquidi siano ancora buoni o meno.

Innanzitutto, perchè è importante controllare il buono stato dei liquidi?

Semplicemente perchè è inutile stare a ricercare la sequenza ottimale in fase di sviluppo, misurando le varie temperature dei liquidi al centimillesimo di grado e contando i secondi in stile cronometristi F1, se a monte di tutto abbiamo dei liquidi che non lavorano nel modo in cui ci aspettiamo.

Un altro buon motivo per cui è importante sapere se i liquidi sono ancora buoni è puramente economico. Quante volte buttiamo un liquido solo per la paura che sia andato a male, quando in realtà non lo è? Questo si traduce in un “danno” economico che, io per primo, mi risparmierei volentieri… ;)

Veniamo quindi al dunque e vediamo come eseguire due test semplici semplici sui liquidi.. Continua a leggere…

Pulizie di… primavera in camera oscura!

Ciao ragazzi!

Ieri mi son messo a sistemare un pò di cose nel mio garage e ho dato anche una sistemata alla mia “camera oscura” (se così possiamo chiamarla…).

Ne approfitto per farvi vedere in che modo potreste organizzare la vostra camera oscura senza troppe pretese. Io infatti non ho una camera professionale, ma solo un piccolo spazio dove riesco a stampare in tranquillità. Dobbiamo quindi smetterla di credere a quei luoghi comuni che dicono ci voglia un sacco di materiale e spazio per stampare e sviluppare in casa! Ok, se vogliamo ottenere risultati super professionali e realizzare stampe in grande numero questo sistema non và bene.. ma per divertirsi senza svenarsi è invece un’ottima soluzione!

Nella foto sopra vediamo:

  1. Ingranditore e timer da stampa con densitometro;
  2. Vaschette con pinze e termometro;
  3. Accessori vari (mollette, pellicole, etc..)
  4. Liquidi e tank;
  5. Luce di sicurezza.

Come potete vedere in un piccolo angolino son riuscito a tenere tutto quello che mi serve per stampare.. :)

Qui sotto possiamo vedere un pò di accessori come:

  • Focometro;
  • Filtri per carte multigrade;
  • Timer per sviluppo;
  • Mollette;
  • Pellicole;
  • Apri rullini.

Che aspettate quindi a farvi la vostra camera oscura?? :)

Cosa DEVE esserci in borsa

Siete curiosi di sapere cosa tengo in borsa eh? :)
Tranquilli, non ho segreti.. quindi vi svelerò l’arcano(??)!

Uso sostanzialmente due borse per mettere il materiale.. di solito quella che non uso resta a casa come stiva.. le borse sono:

  • Dakine Sequence
  • Domke J1
  • Altre sacche recuperate qua e là per pannelli etc…

Come corpi e lenti uso: Continua a leggere…