Tutorial fai da te: come pulire il sensore digitale

Tutti coloro che usano corpi digitali sanno che prima o poi il sensore va pulito.. infatti, metti e togli gli obiettivi, è inevitabile che qualche granello di polvere vi si depositi sopra, comparendo inesorabilmente nelle vostre immagini sotto forma di punti neri.. e siccome non vogliamo far andare alle stelle le segnalazione di U.F.O. a Mistero, è bene che provvediamo a pulire il sensore di tanto in tanto..

Farlo pulire a un laboratorio è sicuramente la cosa più facile, ma normalmente vi chiedono dalle 30€ alle 50€ (a seconda dell’onestà del laboratorio.. #thisisitaly n.d.r.).. considerando che un kit di pulizia costa intorno alle 20/25€ e ci si possono fare un paio di pulizie, beh, economicamente direi che è conveniente imparare a pulirselo da soli.. inoltre, contrariamente a quanto si possa pensare, la pulizia del sensore è una cosa semplicissima.. per di più, se fatta con una certa frequenza (ogni 2-3 mesi o al bisogno), anche gli strumenti convenzionali risultano molto efficaci.. mentre lasciamo che il sensore diventi lercio, beh allora un giro in laboratorio è d’obbligo per una pulizia  come si deve.. ma passiamo ai fatti e vediamo insieme cosa serve e come fare..

Per prima cosa vediamo di cosa abbiamo bisogno..

  1. Pompetta stile clistere.. più capiente è, meglio è.. (anche il clistere! :D )
  2. Kit di pulizia (lo descriverò in dettaglio alla fine) composto da palettine e liquido di pulizia..
  3. Pazienza
  4. Calma

E’ buona regola preparare tutto a portata di mano prima di mettersi all’opera.. non è bello lasciare il sensore all’aria aperta per troppo tempo.. beninteso, non succede niente al sensore, ma se perdiamo troppo tempo rischiamo che altra polvere si depositi vanificando la pulizia..

Kit pulizia

Preparato tutto, prendiamo il corpo macchina e stacchiamo l’obiettivo.. Continua a leggere..

Firenze, la Nikon 28ti e la regola del 3 su 36

Per il ponte del XXV Aprile sono stato in Toscana, e, oltre a girovagare qua e la per il Chianti, mi son dato a un pò di street per Firenze.. con me avevo la mia nuova compagna di viaggio, la piccola Nikon 28ti.. l’ideale per la street: qualità elevatissima, compatta, discreta e silenziosa.. la focale fissa di 28mm ti costringe ad essere nella scena, un metro troppo indietro e le foto vengono troppo “lontane”.. insomma, una macchina in grado di dare molte soddisfazioni, ma difficile da gestire.. proprio quel che cercavo! :)

Siccome non ero ancora contento delle difficoltà dello scattare a pellicola e con un’ottica sola, mi sono anche imposto queste regole:

  1. Si poteva scattare un solo rullino da 36 pose;
  2. Non potevo riprendere una scena per più di uno scatto;
  3. Alla fine delle 36 pose ne avrei dovute tenere solo 3;

Quest’ultima regola, del 3 su 36, era molto in voga tra i fotografi a pellicola alle prime armi e serviva a imporsi un limite alle foto da tenere.. oggi invece purtroppo la tendenza è scattare il più possibile e scegliere solo dopo le foto migliori..

Il risultato?? Eccolo..

Le cazzate che si leggono in rete #1 La prospettiva “esasperata”

Troppo spesso in rete si leggono articoli strampalati da parte di presunti espertoni di fotografia autoelettisi GURU della materia.. bene, siccome la disinformazione è una cosa che odio, ogni volta che troverò scritta una cazzata (scusate il termine, ma sono veramente stanco di sta gente) la riporterò qua e vi dimostrerò il perchè sia sbagliato.. Purtroppo molta gente prende per buono ciò che viene scritto da gente che si finge esperta e questo è male, molto male!

Per inaugurare questa rubrica, oggi parliamo delle panoramiche e della leggenda che “fatte con il teleobiettivo sono meglio che una singola foto fatta col grandangolo”..

Panormica

Evidentemente linkare il mio articolo sulla distorsione prospettica non è bastato.. mi è stato detto “eh, ma lo sfondo è bianco quindi è per quello che non si vede la differenza”..

Benissimo.. allora diamo un’occhiata a queste immagini che ho realizzato al volo..

Questa immagine è stata fatta con un 24mm su formato pieno.

Panormica

Questa invece è stata realizzata con una serie di immagini verticali, scattate con un 50mm sempre su formato pieno, fino ad ottenere lo stesso angolo di campo orizzontale. Avrei potuto ottenere anche lo stesso angolo di campo verticale, ma il succo del discorso non cambia.

Panormica

Qua sotto riporto la sovrapposizione delle due immagini (allineate e ridimensionate).

Panormica

Primo piano: scatto singolo a 24mm
Secondo piano: panoramica a 50mm

Panormica

Primo piano: panoramica a 50mm
Secondo piano: scatto singolo a 24mm

Come potete vedere non è assolutamente vero che scattando con il 50mm e poi unendo le immagini la prospettiva viene esasperata! La prospettiva, come scritto in altri articoli (vedi qua e qua), dipende solamente dalla distanza dal soggetto. Chi sostiene il contrario non ha capito nulla e queste immagini lo dimostrano chiaramente!

Unire più immagini in una panoramica unica non è così semplice come sembri.. anzi, ha un sacco di complicazioni che è bene conoscere..

  1. Prima di tutto le immagini vanno unite e molto spesso i software commettono errori difficilmente correggibili se non con buone conoscenze dei programmi di fotoritocco..
  2. Le immagini panoramiche vanno realizzate sempre con un treppiede.. altrimenti si rischia che la macchina fotografica non venga ruotata su se stessa, ma su una traiettoria sferica che porta ad avere un’immagine non perfettamente cilindrica (o sferica a seconda dei casi)..
  3. Le singole immagini avranno inclinazioni diverse rispetto alla scena e questo produce altri problemi.. il primo, più evidente, è che il piano di messa a fuoco ruota insieme alla macchina.. quindi su soggetti planari (ad esempio architettonici), rischiamo di avere zone a fuoco e zone fuori fuoco.. il secondo, meno evidente, è che tra un’immagine e l’altra stiamo falsando la prospettiva.. infatti pensiamo di riprendere un palazzo con una panoramica verticale.. le linee verticali del palazzo saranno parallele solo quando avrò la macchina perfettamente parallela al palazzo stesso.. ogni altra foto con la macchina inclinata evidenzierà il fenomeno delle linee cadenti..

Ma allora quali sono i reali vantaggi di eseguire panoramiche? Semplice, nessuno.. :) Se non quello di poter raggiungere angoli di campo  di obiettivi che non possediamo.. Ad esempio quando abbiamo con noi solo un obiettivo, ma non riusciamo a fare entrare tutta la scena in un singolo scatto.. Anche a me è capitato di non poterne fare a meno.. Ad esempio viaggi con la M9 e il 28mm in più di un occasione ho dovuto ricorrere alle panoramiche..

Foppolo by night.. happy new year!Gant at Blue HourCabo da Roca summer sunset

L’alternativa in questi casi sarebbe stata non portare a casa lo scatto.. ma mai e poi mai mi sognerei di realizzare panoramiche per esasperare la prospettiva, perchè semplicemente non è possibile! E’ una leggenda! ;)

Paesaggi notturni: consigli per l’uso

Dopo aver detto ciao ciao alla mia M9, ho deciso per prima cosa di mettere alla prova la D800 nel paesaggio notturno. Non avevo dubbi che fosse eccellente ma, siccome sono come San Tommaso e finché non vedo non credo, ho voluto provare con le mie mani le sue capacità e l’ho fatto da subito in condizioni piuttosto critiche. Ne voglio approfittare quindi per darvi qualche dritta su come realizzare paesaggi notturni con cieli stellati.

Piccola premessa: a me non piacciono quelle lunghe esposizioni con le stelle che girano per il cielo lasciando la loro striscia. No, io preferisco dei paesaggi dove le stelle sono ben ferme nel cielo. Ed è proprio di questo tipo di paesaggio che vi parlo oggi.

Vediamo prima di tutto cosa ci serve:

  • Una Reflex digitale con una buona qualità ad ISO medio-alti (1600-3200);
  • Un cavalletto stabile;
  • Un cavo di scatto remoto;
  • Un obiettivo grandangolare di buona luminosità (Diciamo con apertura massima almeno pari a ƒ/4);
  • Vestiti caldi per non congelarci durante la notte, specialmente d’inverno;
  • Torcia frontale, necessaria per allestire comodamente cavalletto etc al buio;

Una volta pronto tutto ciò che ci occorre, dobbiamo cercarci un posto che sia riparato, per quanto possibile, dall’inquinamento luminoso e accertarci, guardando qualche previsione meteo, che il cielo sia terso durante la notte (qualche nuvola può anche creare risultati suggestivi, ma un cielo coperto è completamente inutile).

Scelto il luogo e arrivati sul posto bisogna sistemare il cavalletto e regolare inquadratura ed esposizione.

Sull’inquadratura non c’è molto da dire, dipende molto dal luogo e dal vostro stile. In generale direi che il cielo dovrà occupare buona parte del fotogramma se vogliamo dare importanza alle stelle. Un consiglio è quello di installarvi un applicazione sul telefono tipo Google Sky Map per conoscere le stelle e le costellazioni che inserite nell’inquadratura.

Sull’esposizione qualcosa in più invece va detta.

Per prima cosa dobbiamo scegliere il tempo di esposizione. Questo va massimizzato in modo tale da richiedere meno ISO alla macchina e un diaframma meno aperto all’obiettivo (che a tutta apertura normalmente non è proprio il massimo). Ma qual è il tempo massimo prima di ottenere delle stelle mosse? Beh, molto semplice esiste la regola del 600. Ovvero prendete 600 e lo dividete per la focale in mm che volete utilizzare. Ad esempio con un 20mm il tempo massimo di esposizione sarà 600/20=30 secondi.

Dopodiché dobbiamo scegliere la coppia diaframma/ISO che più ci piace. In generale vale sempre la regola dell’esposizione a destra. Cioè alzare l’esposizione (spostare a destra l’istogramma) fino a che non siamo al limite dei bianchi bruciati. Ma come alzare l’esposizione? Beh, se avete un obiettivo non molto prestante, io darei precedenza agli ISO. Se invece è il vostro corpo ad essere un pò poco efficiente ad alte sensibilità, aprirei del tutto il diaframma. Se non siete sicuri delle performance della vostra attrezzatura nel dubbio fate qualche tentativo e poi scegliete con calma da casa davanti al PC. Io in generale parto da ƒ2.8, ISO1600, 30″ (a 14mm) e poi valuto in base all’istogramma le modifiche da apportare.

Per quanto riguarda la messa a fuoco ho notato che i risultati migliori si hanno settandola ad infinito e non all’iperfocale. In ogni caso siete liberi di sperimentare come meglio credete su questo parametro.

Nota bene: Il bello della fotografia notturna è che è relativamente “lenta”. Non è il tramonto che sfugge in 10 minuti o un temporale che và preso al momento. Le stelle si muovono abbastanza lentamente, per cui qualsiasi cosa vogliamo fare, usiamo la testa e ragioniamo. Meglio buttare via 5 minuti a pensare, che cestinare tutte le foto una volta rientrati a casa.

Regolata inquadratura ed esposizione non ci resta che scattare!

Ricordiamoci solo di:

  • Controllare che il cavalletto sia ben fermo;
  • Spegnere tutte le luci;
  • Mettere a fuoco;
  • Usare lo scatto remoto;
  • Usare il blocco dello specchio per il massimo del risultato;
  • Mettere il resto dell’attrezzatura in modo che sia a portata di mano e non ci sia il rischio di inciamparci al buio.

Bene se avete fatto tutto in modo corretto dovreste ottenere qualcosa di simile! :)

Starry night at home

Nikon D800, Nikkor 14-24 AF-S, 14mm, ƒ2.8, 15″, ISO3200

Una piccola nota sulla post-produzione. Generalmente i files avranno un WB molto caldo. Questo perché sono condizioni troppo particolari perché la macchina lavori bene in Auto WB. Il mio consiglio, che vale sempre, è quello di scattare in RAW e settare a mano un bilanciamento durante la conversione. Vedrete che “raffreddando” il WB il cielo acquisterà una tonalità più fredda e blu che farà risaltare molto meglio le stelle. Fatto questo vi basterà aumentare un pò il contrasto sul cielo per vedere le vostre stelle comparire.

Alida e l’effetto “vento” nei ritratti

Ieri ho costretto Alida, una mia cara amica, a posare durante un mini corso di fotografia che ho tenuto per la mia ragazza e un’altra mia amica.. finito di far scattare i miei adepti, ho approfittato per rubare anche io ad Alida un paio di scatti.. Come mio solito non ho fatto molte foto, ma mi son concentrato piuttosto sull’ottenere dei risultati che mi soddisfacessero.. In particolare ho scattato solo due immagini.. Simili, ma diverse.. Vediamole insieme..

Golden forest

Lady forest

Nella prima ho voluto rendere la scena dinamica facendo posare la modella con le spalle rivolte avanti e creando una sorta di vento artificiale sui capelli.. ovviamente non mi son portato ventilatori o altro nel bosco eh! :D Ho semplicemente chiesto a un mio amico di sventolare la sua felpa per poi catturare l’istante in cui la folata ha mosso i capelli.. ;) Inoltre, visto il mood generale della foto ho preferito giocare con i colori e rendere dei toni caldi e dorati..

Nella seconda invece ho preferito incentivare la sensualità della modella, aiutato dalla posa chiusa verso l’osservatore e dal suo sguardo intenso.. per questa foto ho preferito un bianco e nero dai neri decisi che attirasse l’attenzione verso gli occhi..

In entrambi i casi ho fatto molta attenzione a come posizionare la modella nel bosco.. infatti il posto scelto mi ha permesso di avere un bel controluce sui capelli, ma una schiarita naturale dalla luce riflessa dagli alberi.. In casi come questo, nelle foto a colori, è importante tenere sotto controllo il bilanciamento del bianco.. altrimenti rischiamo di ottenere una modella completamente verdognola!! :P